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Archive for aprile 2011

Bene. Siamo ufficiosamente entrati nella stagione del non c’è più niente da dire. Per l’ufficialità basterà aspettare lunedì, probabilmente, o al massimo una settimana in più. Ciò considerato, io eviterei di mettermi a scrivere cose identiche a quelle che dovrò scrivere in quell’occasione. Convinto che tutti siano d’accordo con me, procedo così, saltando a piè pari la questione Milan. Mi riservo solo di osservare che sabato 14 maggio il Sultano si ritroverà a festeggiare lo scudetto a San Siro giusto in tempo per ricordare a tutti i milanesi che l’unico Moratti su cui puntare, il giorno dopo, sarà Letizia e non Massimo. Niente di meglio di tre pappine al Cagliari, mentre gli altoparlanti dello stadio spareranno a mille Meno male che Silvio c’è, per chiudere la campagna elettorale delle Comunali meneghine. Altro che spallata su scala nazionale. Le già esigue speranze di Pisapia si sgretoleranno di fronte ai colpi di Ibra e di PierPato. Doloroso.

Subito dietro i virtuali campioni, tiro un sospiro di sollievo nel vedere che il Napoli crolla come da pronostico, mentre la mia adorata Udinese si fa sberleffi dei miei sogni andando a perdere in casa contro la malandata scialuppa di salvataggio su cui Colomba sta cercando di riportare a riva il Parma. L’Inter è la solita barzelletta, anche se la storiella di Moratti (il non sindaco) che conferma Peace&Love Leonardo per la prossima stagione non è per niente divertente. Su Juve e Roma aspetto i report dei miei inviati al fronte, tutto il resto è noia fino alla zona retrocessione.

Parliamone, quindi. Nel giorno del matematico addio alla A del Bari, intanto, arriva anche quello ormai inevitabile del Brescia. Sarà stato sfortunato, col Milan, ma mi sento di poter dire che merita pienamente di andar giù. Mi spiace un po’ per Iachini, che mi sta simpatico, ruspante e anacronistico com’è, ma così va la vita. A questo punto rimane un solo posto. Se lo giocheranno in sei, teoricamente, perché nonostante tutto il Bologna è davvero troppo lontano dalla terzultima e soprattutto dalla quartultima, mancando solo quattro partite. Ragionevolmente, oltre al Chievo, domenica sarà di fatto salvo anche il Catania, che non dovrebbe avere problemi a liquidare il Cagliari in casa, mentre resta da vedere quante motivazioni residue porteranno l’Inter a Cesena e il Brescia a Genova contro la Samp. Il Parma col Palermo al Tardini è favorito, anche se dalla squadra di Rossi non si sa mai cosa aspettarsi, il Lecce deve provare fortissimamente a non perdere a Verona. Altrimenti l’indiziato numero uno diventa davvero lui. Dando una scorsa al calendario, comunque, si nota facilmente che i veri crocevia di questo sprint saranno i derby. Parma, Lecce e Samp si ritroveranno a giocare contro avversari che in teoria non avrebbero altro da chiedere al campionato, ma che davanti alle loro magliette vedono sempre (chi più chi meno) rosso. Alla trentaseiesima, in particolare, doppio incrocio: Bologna-Parma al Dall’Ara e Genoa-Samp a Marassi. Specie a Genova potrebbe venir fuori una battaglia di quelle in cui non si fanno prigionieri. La domenica successiva, invece, tocca al Lecce, che va a Bari. E pure lì, mazz’te. Se all’ultimo giro le cose non dovessero essere ancora decise, poi, potrebbero entrare in gioco ulteriori elementi non proprio canonici. Penso a Roma-Sampdoria. Dopo lo sgambetto che un anno va costò lo scudetto ai giallorossi non pensate che De Rossi e compagnia godrebbero da morire a mandare in B i doriani? Beh, non c’è che dire, intrecci divertenti. Comunque, ora come ora, ritengo che il terzo biglietto per l’Inferno alla fin fine se lo contenderanno proprio Samp e Lecce. Si accettano scommesse, in ogni caso. E mercoledì guardatevi Barça-Real.

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E così quello che sembrava essere il campionato più combattuto degli ultimi non so quanti anni è già finito a cinque giornate dalle fine. Accidentalmente, nel modo in cui io dicevo sarebbe finito fin dalla prima, di giornata. Ci sarebbe di che essere soddisfatti. Se non fosse che la vittoria del Milan verrà usata come ennesimo spot elettorale dal vecchio satiro da cui c’è toccata la ventura di farci governare durante quella che sarebbe dovuta essere la stagione migliore della nostre vite. E questo, ne converrete, aggiunge un che di insopportabile alla conquista dello scudetto da parte della squadra di Allegri. Che tutto sommato, ormai lo diranno tutti nei secoli dei secoli, di vincere ha meritato. Sì, beh, forse è davvero così. Di sicuro c’è che per tutto l’inverno il Milan ha costruito un’immagine di sé solida e vincente, quello che occorre per vincere sul serio, alla fine. In questo processo di costruzione molto ha voluto dire la dirompente forza d’urto di Zlatan Ibrahimovic, e non poco ha voluto dire anche il sostegno di un ambiente non esattamente refrattario all’idea di compiacere il sultano e ogni sua emanazione possibile. Poi, giunta primavera e sgonfiatisi i bluff (l’allegra inconsistenza leonardiana e la querula guapperia mazzarriana), sono rimasti solo i muscoli striati di rosso e di nero. Nel frattempo Ibra s’è eclissato, ma il suo lavoro l’aveva già fatto in precedenza: convincere una squadra modesta di poter essere la migliore. Poi c’ha pensato la sultanessa giovane, che ha tirato fuori dal suo generoso cilindro un nuovo amore e ha dato vita alla mutazione para-genetica di PierPato. Eggià, eggià, come la faccio difficile. Non gli va giù, che abbia vinto il Milan, penseranno tutti. Certo che non mi va giù. Ma cos’altro posso fare se non fornire ricostruzioni possibili del perché si sia arrivati a questo scenario?

Poi. Del Napoli che si può dire? Più di così, proprio non potevano fare. Certo, crollare di fronte a un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez, sotto i colpi dell’ex bisonte della Pampa Germán Gustavo Denis, è un brutto modo di suicidarsi. Mentre su Leonardo non voglio più sparare. L’unico merito che gli si poteva riconoscere era aver (ri)cementato il gruppo, essere riuscito a farsi voler bene subito da tutti. Ora lo odiano, se non tutti quasi. Per cui, capolinea, e questa per gli interisti è una buona notizia. Su Roma e Ggiuventus aspetto i resoconti dei miei fedeli collaboratori, della Lazie posso dire che sabato arriverà a Milano col morale a mille e il coltello tra i denti. Metti che vince, si prende il terzo posto. E rebus sic stantibus l’Inter potrebbe anche perderle tutte, da qui alla fine. Chissà.

E la salvezza? La corsa più avvincente, non c’è che dire. Come avevo pronosticato una settimana fa, oggi la Samp è retrocessa. E se non succederà qualcosa – qualsiasi cosa – potrebbe seriamente esserlo anche tra un mese. Una realtà che sconcerta e dispiace, ma la luce in fondo al tunnel è sempre più flebile. In compenso, credo che ogni domenica dovremo rivedere il borsino. Perché il Catania che perde in casa con la Lazio è una sorpresa autentica, così come il Lecce che non vince al via del Mare col Cagliari. A proposito: siamo sicuri che il gol divorato da Cossu e Ragatzu e l’aeroporto lasciato a Corvia dalla difesa sarda al centomilesimo di recupero siano esclusivo frutto del caso? O per caso qualche occhiolino, in mezzo al campo, a un certo punto se lo saranno fatto? Sempre a pensar male, questo Dozzini. Sul Parma resuscitato dall’Inter, invece, forse si poteva anche scommettere. Qualcuno, poi, dica al Bologna che non può perderle tutte, da qui al termine: otto punti sulla terzultima con quindici da assegnare non sono una garanzia assoluta. Anche se essendo la terzultima la Sampdoria, in effetti… Va beh. Domenica prossima la griglia sarà ancora diversa. Intanto, se il Brescia perde col Milan mi sa un altro biglietto per la Serie B è staccato. Vedremo. C’è più gusto, a seguire il campionato, quando l’Inter è fuori dai giochi.

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Sogni e altri sogni

Stavolta arrivo in ritardo, ma, sapete, bisogna pur lavorare, ogni tanto. Vengo subito al dunque, quindi: continuo a non credere che il Napoli possa vincere lo scudetto, ma a questo punto non posso ignorare che oggettivamente l’eventualità non è più remota come appariva qualche tempo fa. Perché quando mancano sei giornate alla fine i valori assoluti cominciano a contare meno delle motivazioni e delle energie residue. E tre punti, beh, sono pochi davvero. Certo, in realtà sono quattro, perché gli scontri diretti hanno premiato nettamente il Milan, però non cambia poi così tanto. Detto questo, potranno vincerle tutte, i partenopei, da qui al termine? Io penso di no. Come però penso che non le vincerà tutte neanche la squadra di Allegri. Non voglio mettermi a vivisezionare il calendario, a fare tabelle o esercizi di chiaroveggenza, ma c’è una cosa che mi intriga non poco, e che potrebbe a pieno titolo prendere il posto del sogno friulano coltivato per un po’ e già così prematuramente sfiorito. Alla penultima giornata, mentre il Milan farà un sol boccone di un Cagliari già con la testa all’anno venturo, il Napoli si ritroverà ad ospitare l’Inter. A quel punto, immagino, i nerazzurri non avranno più molto da chiedere al loro campionato. Insomma, ricordate Lazio-Inter di un anno fa? Tutte le polemiche da derby, con i romanisti che accusavano i laziali di aver fatto vincere Mourinho per impedire alla Maggica di riconquistare ciò che aveva sciaguratamente dilapidato in casa con la Sampdoria? Ebbene, il mio nuovo dream vede l’Inter nella parte della Lazio e il Napoli nella parte dell’Inter dello scorso anno. Che poi, chiaro, il Napoli potrebbe vincere benissimo da solo, come d’altronde avrebbe potuto vincere benissimo da sola l’Inter quella volta all’Olimpico. Ma tant’è, la realtà è un conto, i sogni un altro. Anche perché poi servirà una Roma in grado di battere il Milan, e un’Udinese in grado di battere il Milan, e un Brescia in grado perlomeno di impattare col Milan. Difficile, difficilissimo. Però però però.

 

Quanto alla cronaca di giornata, che volete che vi dica? Che Ibra è un po’ uscito di senno lo hanno detto già tutti, per cui che ve lo ripeto a fare? Che il Napoli vola sulle ali dell’entusiasmo, idem. Che Leonardo non è un allenatore di calcio, invece, ve lo racconto da secoli, per cui il crollo con lo Schalke per me è una specie di piccolo trionfo personale. Piuttosto, da qui alla fine, propongo ai miei due cari e fedeli seguaci di interpretare il ruolo di inviati dal fronte. Atleta da quello romanista. La Signora Cencia da quello juventino. Che ne dite? Raccontatemi in poche parole quel che è successo a Udine e a Torino, che io avevo di meglio da fare. Ok? Può essere un format in prova per le ultime giornate, anche in vista dell’anno venturo.

 

Infine, la lotta salvezza. Appassionante come non lo era da anni. Brescia, Cesena, Parma, Lecce, Sampdoria, Catania, Chievo. Sette per due posti. Chi va giù? Io vedo molto male la Samp, e non da adesso. Già un mesetto fa avevo pronosticato un finale di stagione da incubo, per i blucerchiati. Adesso gli tocca andare nella tana del Lupo, insomma a casa del Milan, e rischiano seriamente di tornare da San Siro da terz’ultimi. Altro che Cassano, altro che Pazzini. Una situazione che dispiace, ma se la sono un po’ andata a cercare. Tra le altre, è davvero complicato. Chievo e Catania naturalmente sono molto avvantaggiate, ma pure qui basta perderne un’altra e la storia si rifà ingarbugliata. Il Lecce gioca bene, il Cesena tutto sommato pure, il Brescia è tignoso. L’altra grande disperata è il Parma: se contasse solo lo spirito i candidati principali alla retrocessione sarebbero proprio emiliani e genovesi. Ma c’è dell’altro, come sapete, e diciotto punti ancora in palio sono molti. Gli starò dietro.

 

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Nel momento in cui, ridotto a letto da trentottoesette di febbre e ripiegato contro un accrocco formato da quattro cuscini di vari colori e dimensioni ammassati contro la parete, sabato sera sono riuscito a collegare il mio portatile a una televisione araba che trasmetteva il derby di Milano, il risultato era già sorprendentemente sbloccato. Lo streaming, scattoso e comico negli sparuti intercalare italici dei commentatori  – “scuddetto”, “rossennerri”, “mafia” (lo giuro; lo dicevano ogni volta che qualche giocatore entrava in aria di rigore) -, rappresentava una sorta di specchio tecnologico del mio stato di malessere fisico. Un malessere immotivato e fugace, che quanto meno è riuscito nell’impresa di lenire in maniera pressoché totale lo smacco di vedere il Milan trionfare grazie alle gesta del genero del Conducator, quello che a questo punto potrebbe diventare in tutto e per tutto il principe ereditario non solo nel reame milanista, ma anche in quello, giusto un po’ più grandicello, tricolore.

Nella nebbia della febbre e dello streaming, comunque, ho visto una partita vinta in maniera schiacciante da una squadra allenata da un bravo allenatore, per quanto si tratti di uno dei tanti comunisti apostati passati alla corte di Arcore, e non da un simpatico counselor brasiliano con la passione dei sogni. La chiave sta principalmente lì, perché mettere in campo insieme tre punte più un centrocampo fatto di Snejider, Thiago Motta e Cambiasso, per non parlare dell’ignobile Chivu schierato al centro della difesa, significa mandare la squadra al massacro. Colpa di Leonardo, quindi, certo, prima di tutto sua. Il centrocampo cattivo e muscolare del Milan ha fatto un solo boccone degli unici due “baluardi” interisti: povero Cambiasso, soprattutto, già stremato da dieci giorni di viaggi intercontinentali e di partite con la Blanco-Celeste. Poi, che c’entra, PierPato è un grande giocatore, anche se i suoi due gol di sabato immagino che sarei riuscito a segnarli anch’io. E se Eto’o avesse segnato quel che chiunque si sarebbe aspettato riuscisse a segnare alla fine del primo tempo, beh, le cose sarebbero potute finire diversamente. E, ancor prima, se l’uno a zero non fosse arrivato dopo una manciata di secondi… Ma i se non contano, nel pallone. Il Milan ha vinto meritatamente, il buon Leo non c’ha capito niente, e buonanotte. Adesso torna pure Ibra, e a occhio grandi sorprese il campionato non dovrebbe più riservarne.

 

Soprattutto perché la mia amata e mirabolante Udinese d’inverno s’è squagliata a lu sole del Salento, dove il Lecce macina-gioco continua a dar corda alla speranza a dispetto di una rosa senza stelle e di una considerazione quasi nulla da parte della critica. Simpatica, la banda De Canio, come pure la banda Ficcadenti, se è per questo – e c’è mancato poco che all’ultimo minuto al Cesena non riuscisse pure di vincere, contro la Fiorentina. Meno simpatico, forse, è il Catania, ma il Cholo è sempre il Cholo e a me, a dirla tutta, vederlo godere dà sempre una certa soddisfazione. Le bastonate date dal Brescia e quelle prese dal Parma, unite alle sabbie mobili in cui è sprofondata la Samp, chiudono il cerchio sulla questione salvezza, che mi sa diventerà il mio argomento preferito da qui alla fine del campionato.

 

Anche perché la parabola del Napoli continua a sembrarmi priva di sbocchi, onestamente. La vittoria di ieri è clamorosa, ancorché arrivata in seguito a due sviste arbitrali (la prima – il gol fantasma di Brocchi – perdonabile, la seconda – il rigore+espulsione – non molto), e rilancia giustamente gli entusiasmi della piazza. Però le forze, anche nervose, sono al lumicino, mentre il Milan visto nel derby pare in salute, specie fisicamente, e allora boh, sì, raccontiamoci che il Napoli ce la può ancora fare, ma io mica ci credo.

 

E la Juve corsara a Roma? Sembrava il derby dei musi lunghi, quello dell’Olimpico, basti pensare che in palio c’era niente più che un posto per l’Europa League. Mi pare di poter dire che il risultato abbia premiato un po’ troppo i sabaudi, ma forse ci sarà chi, tra i miei molteplici commentatori, saprà dirne più, e meglio, di me.

 

Infine, il povero Cosmi, già tritato dal tritacarne Zamparini. In tutta questa storia mi chiedo solo con che coraggio Delio Rossi possa accettare di tornare a Palermo. Un vero mistero. Come quello della mia febbre, già scomparsa e derubricata sotto la voce “Cosa si deve inventare l’organismo di Dozzini per alleviare certe pene da derby”.

 

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