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Archive for marzo 2011

Ancora sogni

A quanto pare non è così peregrino pensare che quel sogno abbia un qualche fondamento, oggi. Certo, il Milan che cola a picco così, che dovrà giocare altre due partite, una delle quali con l’Inter entusiasta di quest’ultimo folle scampolo di inverno, senza il suo unico vero faro, il Milan che si intristisce e si innervosisce e si ritrova a riflettere sui suoi due punti di vantaggio come se fossero dieci di svantaggio, lascia intuire scenari ancor più apocalittici per il futuro prossimo. E tutto ciò mentre l’Apocalisse sta prendendo forma davvero nella disgraziata terra del formidabile Yuto Nagatomo, in assoluto l’idolo degli idoli tra i giocatori interisti dell’ultimo quinquennio. E tutto ciò mentre un altro scorcio di Apocalisse si apre sullo scatolone libico, teatrino di guerra a cui le potenze del Bene non hanno voluto rinunciare neanche a dispetto dell’assoluta e totale infondatezza delle loro ragioni. Insomma, qui si vuol dire che non è facile parlare di pallone, magari usando proprio termini così, parole come “apocalittico”, quando là fuori accade tutto quel che accade. Ma d’altronde l’impegno è preso, e probabilmente sarebbe più sciocco trincerarsi in una sorta di sciopero della minchiata in segno di rispetto verso quelli che in realtà sono solo mali più visibili degli altri che comunque brucano le carni del pianeta ogni santissimo giorno dell’anno più o meno dalla notte dei tempi. Perciò qualche parola sul campionato io ce la spendo, pur sparuta io ce la spendo.

 

Il Milan, si diceva, è un po’ in ebollizione. Queste due settimane faranno meno bene ai tifosi che alla squadra, anche se le nazionali incombono con il loro presumibile carico di tensioni e malanni e stanchezze varie. Sconfitti senza appello a Palermo, i rossoneri si apprestano ad affrontare da sfavoriti il derby alla ripresa delle, ehm, ostilità. Poi ci sarà la trasferta di Firenze, sempre senza Ibra, insomma non una via crucis ma qualcosa di simile. Tutto in mano a Pato, adesso: e se non si ripiglia dall’infortunio alla caviglia?

 

Dietro c’è quest’Inter sconclusionata che dopo il pieno di fortuna di Monaco di Baviera si sente in grado di spaccare il mondo. Il guaio è che il mondo da quest’Inter non si farà spaccare: ma dopotutto arrivare ai primi di aprile ancora in corsa su tutti i fronti già è più dignitoso di quel che sembrava dovesse spettarle a un certo punto della stagione. Resta da vedere quando il buon Leonardo comincerà a pagare il conto alla buona sorte.

 

E mentre il Napoli si riavvicina, e mentre la Juve acclama una perla d’annata di Del Piero, ecco che la prodigiosa Udinese incalza da tergo. Sei punti dal Milan: datemi retta, il delitto perfetto è dietro l’angolo. Io ci voglio credere, almeno un po’.

 

E ora andiamo a leggere le ultime notizie. Giusto per tirarci un po’ su il morale, sapete.

 

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I have a dream. Un sogno, già. Un sogno in bianco e nero in cui prima dell’ultima giornata di campionato il Milan sia ancora primo, con tre punti di vantaggio sulla seconda. Mi immagino la tribuna d’onore dello stadio Friuli popolata da una corte infinta di lacchè, boiardi e mignotte, tutti pronti per la foto di gruppo di fine partita insieme al più grande vincente della storia recente del Paese. Lui è lì, in mezzo a loro, Emilio Fede alla sua destra e Adriano Gallani alla sua sinistra. Al momento del fischio di inizio avrà già raccontato un paio di barzellette sul suo centesimo compleanno, quando starà ancora a sollevare Coppe dei Campioni e gonnelle. Una festa perfetta, altro che centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. Anche perché tempo qualche mese e a lui toccherà festeggiare i settantacinque: proprio così, metà della storia unitaria italiana coincide con l’interezza della sua (sua di lui) esistenza. Brividi. Comunque, adesso si parla di calcio, adesso si gioca Udinese-Milan. Il mio sogno comincia così, e finisce novanta minuti dopo. Il sigillo ce lo mette uno scugnizzo napoletano, o un nanerottolo cileno, o magari un tracagnotto ghanese. Si materializza, questo sigillo, nel gol che regala la vittoria alla squadra di casa, che per inciso era anche la squadra seconda in classifica: tre punti a zero, e scudetto in Friuli, dove non era riuscito a portarlo neanche Zico. Fantascienza, dite? No, un sogno. E nemmeno troppo ardito. Oggi l’Udinese è nove punti dietro il Milan. Mettete che nelle prossime otto giornate, tra il riposo forzato di Ibra e qualche inciampo simil-Bari, i rossoneri perdano un po’ di colpi, diciamo sei, diciamo, per esempio, nel derby e a Roma con Totti e compagnia. Certo, l’Udinese le deve vincere tutte, ma certe magie, nel calcio, possono anche riuscire. E poi che magia e magia, questo è un sogno, e spesso i sogni con la realtà trovano il tempo di imparentarsi: arrivo a pari punti, campionato a Udine in virtù degli scontri diretti. Ah, se Ibra non avesse segnato quel gol in pieno recupero, nell’andata di Milano del gennaio scorso. Adesso staremmo parlando di un distacco di sei punti. Insomma, pensateci un po’.

 

Quello che voglio dire, in ogni caso, è che l’Udinese gioca un calcio splendido, e che a dispetto di una difesa tutt’altro che impenetrabile ora come ora potrebbe vincere con chiunque. Ma chiunque chiunque, anche fuori dai confini patri. Metti che ti fa un gol, poi non la riprendi più. Altro che il Milan triste che pareggia per il rotto della cuffia con la iper-ultima in classifica, altro che l’Inter che non fosse per la goffaggine di Caracciolo l’airone c’avrebbe rimesso lei le penne pure a Brescia, altro che il Napoli maramaldeggiante a Parma, o la Juve senza midollo quasi naufragata in Romagna, o i matti da legare del Derby della Capitale. Non è meraviglioso, questo mio sogno? Io penso di sì. Per oggi me la cavo così, meno prosaico del solito. Che per il resto, su questo campionato, c’è ben poco da ricamare.

 

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Già. Se segna anche Gattuso allora vuol dire che non c’è proprio storia. L’hanno detto tutti, sottoscrivo anch’io. Senza infierire sul povero Buffon – che alla sua età e con i suoi acciacchi avrà pure il diritto di dedicarsi a tempo pieno allo studio della storia italiana, in modo da non inciampare più in odiosi equivoci del tipo “boia chi molla” e simili – e senza infierire sulla povera Juventus – la quintessenza dell’impotenza calcistica, nulla più -, non posso che ribadire la stessa storia di sempre. Che mi annoia da morire, ormai: è l’anno del Milan, la squadra, per mediocre che sia, ha preso fiducia, e poi c’è sempre Zlatan che quando non segna fa segnare o quantomeno fa spremere gli avversari come limoni, e poi Silvio, che ci volete fare, ci tiene, e quando lui a qualcosa ci tiene state sicuri che alla fine il modo di accontentarlo lo si trova. È così che vanno le cose, ma badate bene, non crediate che la partita di sabato fosse considerabile uno degli “ostacoli” nell’ultimo tratto del cammino dei rossoneri verso la conquista dello scudetto. La Juve, ora come ora, non vale molto di più del Brescia, e non venitemi a dire che però solo poche settimane fa bastonava l’Inter e sembrava tornata chissà che. Il fatto, non scordatelo, è che l’Inter della Juve è il nemico giurato, mentre il Milan è il vecchio socio in affari a cui si può giusto rimproverare il fatto che in un modo o nell’altro è andata meglio di quel che sarebbe dovuto. La partita della vita è una e una sola, col Milan si può pure perdere.

 

Poche righe anche sull’ignobile Inter di Leonardo. Che ieri ha giocato un tempo a ritmi da anni Settanta, per poi ribaltare un tutto sommato giusto svantaggio sfruttando una serie infinita di errori dei difensori genoani. Guardate i primi tre gol, in particolare: rinvio sbilenco di Kaladze nel primo, papera di Eduardo nel secondo, svenimento di Mesto nel terzo. Per il resto, a parte la solita rabbia schizoide che ogni tanto la squadra riesce a tirar fuori, un pianto totale. Nessuna idea, tranne palla a Eto’o e dio ce la mandi buona, in avanti, e soprattutto dietro. Come si difende, mister? Correndo fortissimo verso la porta avversaria, ragazzi miei. Ecco come stanno le cose. Per l’amore del cielo, un disastro.

 

E il Napoli? In crisi di nervi. Rinchiudete Mazzarri, innanzitutto, vi prego. Quanto a De Laurentiis, meglio non commentare nemmeno. Questi reclamano rigori, s’azzuffano, istrionici, aizzano le folle, piangono, sbraitano. Peggio di Mario Merola. E se quella capra di Caracciolo non fosse una capra, adesso staremmo a celebrare il loro funerale. Meritato, per le scene viste ieri al San Paolo. Da censura, bleah.

 

Infine la Maggica, che zitta zitta riesce a vincere di nuovo e si riavvicina alla zona nobile della classifica. Durerà, non durerà? Intanto mò ce sta er derby, dove la Lazie arriva piuttosto galvanizzata. Chissà chi vince. Speriamo che in ogni caso ci facciano divertire.

 

Bene, per oggi basta. Anche perché domani è già ora di rigiocare in Coppa Campioni: la Roma in Ucraina le prende, il Milan a Londra pure. Io la vedo così. Spero di sbagliarmi. Insomma, certo. Per la Roma.

 

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Ironizzerei

Vi stupirò, ma per una volta non ne farei una questione di arbitri. Certo, nel dubbio, e soprattutto nel giorno in cui Berlusconi si presenta allo stadio annunciando che il Milan sconfiggerà il Sud e che se non fosse stato per gli arbitri comunisti i rossoneri sotto la sua guida avrebbero vinto molto di più, l’idea di fare un torto al Cavaliere doveva riecheggiare nella testa di Rocchi come un piccolo grande incubo. Comunista io? Per favore no. La prego. E, certo, considerando la dinamica rocambolesca dell’azione, con quel mezzo fallo di Ibra e la solita pantomima di Flamini che ha rischiato di travolgere mezzo mondo, probabilmente il rigore a favore del Milan non andava fischiato. Tuttavia non dimentichiamo che Aronica è uno dei giocatori più scorretti e insopportabili del calcio italiano, per cui che lo si voglia punire a prescindere non è neanche questa gran bestemmia. Insomma, ok, quest’anno non vedremo alcun vulnus a danno del Milan, sapete bene come la penso e non ci vuole molto a capire che un Berlusconi così attento alle vicende della sua squadra non si vedeva da tempo – la sua campagna elettorale è cominciata da un pezzo, già. Però, ieri non è stata una questione di arbitri. Semplicemente, ha vinto la squadra migliore, o, se volete, ha perso la squadra peggiore. In un campionato brutto come questo, non si può pretendere molto di più: prima contro seconda, Ibra-team contro Edi-team, Allegri contro Mazzarri. Adesso il Napoli crollerà rumorosamente? Non è detta. Perché già in passato ha perso spesso e sempre è ripartito, anche se il momento di flessione di Cavani mi pare indiscutibile e la stanchezza accumulata in queste settimane fatte di corsa – tra Serie A e coppe – dai pochi giocatori di livello si potrà far sentire. Ieri, probabilmente, è stato più un fatto di testa che di gambe. Però, dico io, di grazia. Quanto al Milan, ha messo un tassello in più. Pur non brillando, pur dipendendo in tutto e per tutto da Ibra e al massimo dalle cosce di Nesta e dagli umori di Pato, vincerà lo scudetto. E già Lele Mora ed Emilio Fede si stanno mettendo in moto per trovare abbastanza materia prima in vista della festa di fine campionato – la rosa rossonera è ampia il giusto, sapete.

 

Vincerà lo scudetto, il Milan, anche e soprattutto perché l’unica squadra che potrebbe impedirglielo è nient’altro che un’accozzaglia di giocatori per lo più spompati che vanno avanti per inerzia e quando va bene per orgoglio. L’Inter contro la Samp tutto sommato ha pure meritato di vincere, ma giocando male solo come chi non ha alcuna idea di come si faccia a giocare una partita di pallone potrebbe. Il buon Leonardo, per quel che mi sembra, ci capisce sempre meno, e se fino a qualche tempo fa il problema era solo organizzare una fase difensiva decente, adesso i suoi ragazzi faticano da morire non solo a non prendere gol, ma anche a segnarne. Approfitto di questa vetrina solo per ravvedermi rispetto a una presa di posizione forse affrettata risalente al dopo Juventus: Ranocchia non sarà un fenomeno, ma è un buon giocatore. Troppo lento per i miei gusti, ma col fisico e la tempestività sa difendersi anche con i velocisti. Insomma, potrebbe anche diventare forte.

 

Discorso che non vale, ad esempio, per il caro Bonucci, decisivo in negativo contro il Bologna ed emblema dell’equivoco in cui è caduta tutta la Juventus a inizio stagione. Scarso – ma proprio tanto – il ragazzo, scarsa la rosa, scarso, almeno per certi livelli, l’allenatore e scarsissima la dirigenza. Tra tutti avrei salvato Marotta, ma stavolta ha toppato pure lui. Che dirvi, a me vedere una Juve ridotta così comincia pure a dispiacermi. Anche perché poi le sue uniche soddisfazioni continua a prendersele sempre e solo contro l’Inter. E il ribaltamento dei ruoli che furono non mi piace proprio.

 

E la Roma? La Roma è la Roma. Per un po’ voglio sospendere il giudizio, perché c’è il malcapitato Montella alle prese con un grattacapo mica da poco, e intestardirsi e accanirsi sui particolari mi sembra ingeneroso. Niente, aspettiamo, magari vince tre a uno in Ucraina e tutto si ribalta. Io non credo che possa succedere, a onor del vero, ma spero, altrettanto veramente, di sbagliarmi.

 

Un’ultima parola per Cosmi che sbarca a Palermo. Chi glielo fa fare, uno potrebbe dire. E invece secondo me ha fatto bene. Tutto sommato non ha molto da perdere. Se non raddrizza la rotta, se ne torna a casa senza troppi rimpianti. Se invece, puta caso, gli riesce di mettere in fila qualche vittoria e magari di assicurarsi pure la Coppa Italia, si guadagna un po’ di gloria e anche la riconferma. A tempo, certo. Ma nella vita, si sa, bisogna fare un passo alla volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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