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Archive for dicembre 2010

Aspettavamo un segno dalla Roma e il segno è arrivato. Se il campionato si ritroverà a passare un Natale senza padroni bisogna rendere grazie all’implacabile stinco di Borriello, che fa muro sul rinvio di uno sprovveduto ex compagno in casacca rossonera e abbatte il Diavolo nella sua folle corsa verso il titolo. Tipo a calcio balilla. Avete presente, no? La difesa rinvia, con forza estrema, la pallina incoccia contro l’attacco avversario e carambola in porta. Flash!, si urlava dalle mie parti, nelle nebbie dei circoli Arci. Flash!, avrà urlato Borriello sabato sera in faccia alla curva che un tempo fu la sua. E non è un caso che la terza sconfitta italiana della stagione del Milan arrivi nel giorno in cui Ibrahimovic fa sciopero di magie (e financo di normalità). I due gol divorati a tu per tu con Doni tutto sommato sono un classico: ogni tanto, a segnare così Zlatan non ci prova nemmeno gusto.

 

Giochi riaperti, quindi? Mmah. Almeno sulla carta si può sperare in una seconda parte di campionato meno noiosa di quel che stavamo cominciando ad abituarci ad aspettarci. Ma più che la cinica Lazio o l’ostinato Napoli a tre punti, e più che l’impiegatizia Juventus a cinque, è la vibrante Roma a sette che può provare a recitare una parte di primo piano, da qui alla fine. Vediamo come si riparte dopo le feste. Senza dimenticare che il Milan andrà a Cagliari senza Ibra, squalificato. Se il calcio è una scienza, come credo che in fin dei conti sia, la notte della Befana il vantaggio sulle inseguitrici sarà ulteriormente ridotto.

 

E adesso, dopo un’inevitabile esordio dedicato alla Serie A, come il nome del blog d’altronde pretende, il capitolo Inter. L’Intercontinentale è in cassaforte, e meno male. Nessun bisogno di commenti tecnici: 3-0 ai coreani, 3-0 ai congolesi, difficilmente si poteva fare di peggio. Comunque, il prestigio del trofeo è innegabile, e la gioia dei tifosi, ancorché contenuta, più che legittima.

La notizia, però, è lo sfogo in diretta del pacioccone Rafa Benitez. “Parole inadeguate”, le sue, ha chiosato l’indomani Massimo Moratti. Beh, dipende dai punti di vista. C’è chi, ad esempio, giudicò molto più inadeguate quelle del principe Diego Milito, che nemmeno venti secondi dopo il fischio finale di Inter-Bayern Monaco annunciava al mondo interno di avere la mezza intenzione di cambiare casacca da lì a qualche settimana. Milito però fu perdonato, Milito l’eroe, Milito fu anzi addirittura premiato: te ne vuoi andare? E io ti faccio restare pagandoti molto di più del tanto che ti pago già adesso. Per non parlare di Mourinho, il condottiero indimenticato, dalla plebaglia nerazzurra come dalla dirigenza: lui sgommò via a bordo di un’auto blu del Real nel cuore della notte, con tanto di sceneggiata per tornare indietro a salutare ed abbracciare l’altro grande frontman del circo interista, Marco-maestro di cerimonie-Materazzi.

Benitez no, lui non va perdonato, Benitez è “inadeguato”, dice Moratti. Il tecnico spagnolo è stato massacrato mediaticamente per mesi senza che la società muovesse un dito per difenderlo. Anzi, non troppo tempo fa il patron arrivò a dire che “in altri tempi lo avrei esonerato”. Bella iniezione di fiducia, non c’è che dire. E lui, adesso, avrebbe dovuto ingoiare l’ennesimo rospo senza togliersi la soddisfazione di eruttare in mondovisione. Mica è scemo, Rafa. Forse c’avrà messo del suo, in questi mesi, chi dice di no. La colpa principale che gli rimproveravo, lo sapete, era quella di non aver preteso dalla società degli arrivi nel mercato estivo: così non solo ha dovuto lavorare con i giocatori che c’erano, ma agli occhi di quei giocatori si è presentato debole, remissivo, senza palle. Il risultato è stato piuttosto in evitabile, con uno spogliatoio popolato di senatori o presunti tali che si sentivano Superman e non avevano nessuna intenzione di fare un passo in direzione di chi veniva a raccogliere l’eredità del condottiero che li aveva consegnati alla gloria.

 

È che questa storia tra Benitez e l’Inter è nata male. L’allenatore non è mai stato amato da Moratti, che improvvisamente ha riscoperto tutti i suoi vecchi mali: abituato a vincere sempre e comunque da quattro anni, appena ha ricominciato a perdere è andato nel pallone. E così, col piglio del capo che s’era fidato ma sapeva che non avrebbe dovuto fidarsi (perché i capi non devono delegare, perché nessuno dei delegati può azzeccarci meglio di loro: qualcuno di voi lavora in un’azienda? Sa per caso di cosa sto parlando?), ha sempre covato la voglia di riappropriarsi della ribalta, di riuscire allo scoperto e sparigliare le carte, riprendere in mano la squadra e decidere da solo a chi affidarla. E così, nemmeno mezzo anno dopo, è stato. Rafa non ha sbagliato i tempi: ha fatto benissimo. Di fatto era già stato esautorato, e ha colto l’occasione per farsi cacciare nel momento migliore per lui, cioè dopo aver vinto la Coppa del Mondo per club. Mi spiace molto per lui, persona preparata e per bene, e per la figura fatta a livello internazionale dall’Inter. Purtroppo non è altro che un ritorno al passato. Ora ci manca che in panchina arrivi Beppe Baresi, e lo spettro degli anni Novanta dei Marini e dei Tardelli, che credevamo consegnato ai manuali di storia dell’esoterismo, sarà di nuovo tra noi.

 

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Non si può dire che i tifosi interisti gli siano sempre andati a genio, a Ibra

A volte, anzi spesso, mi domando perché diavolo mi sia venuto in mente di aprire un blog sul campionato proprio quest’anno. Forse dentro di me c’era qualcosa che sapeva che il vento stava girando, e che perciò avrei avuto bisogno di un appiglio concreto per continuare a star dietro al pallone. Più probabilmente, la sbornia del Triplete, seguita dai corroboranti Mondiali sudafricani, mi aveva illuso che il calcio, per me, non avrebbe mai più smesso di essere sinonimo di soddisfazione, quella valvola di sfogo che per quattro anni, dalla notte di Berlino a quella di Madrid, aveva saputo contenere i malumori vari ed eventuali che inevitabilmente mi era toccato vivere. In ogni caso, poco male. Il blog l’ho aperto quest’anno, e questo è l’anno che devo commentare. Con l’Inter data per dispersa già da tempo, e il Milan condotto da Ibrahimovic in una cavalcata agevole e poderosa verso la vittoria finale. Se qualcuno me lo avesse detto il 23 maggio scorso, non c’avrei creduto – io non tendo a dare troppa considerazione agli incubi, sapete. Se qualcuno venisse a dirmi che il campionato 2010/2011 in realtà finisce domani, e che dal giorno dopo la Befana si ricomincia con un’altra stagione, sarei un uomo davvero felice. Ma nessuno m’ha detto niente allora, e nessuno mi dirà niente del genere adesso. Per cui, andiamo avanti.

Vediamo, allora. Cosa ha fatto il Milan, ieri? Ok, come immaginavo. Per caso Ibra ha segnato? Bene. Ha forse sfornato anche qualche assist? Come non detto. Adesso sicuramente spunterà un’anima pia che mi domanderà se per caso non debba ritenere un po’ riduttivo identificare la forza della squadra rossonera con quella, straripante, di Zlatan. Ebbene, a quell’anima pia risponderò di no. Per niente riduttivo. Ibrahimovic è quello che segna o fa segnare, o nel peggiore dei casi fa sì che i suoi (modesti) compagni di squadra pensino, per novanta minuti e rotti a partita, che da un momento all’altro ciò possa succedere, ossia che un gol, in un modo o nell’altro, possa arrivare. Quindi, il Milan è Zlatan. Rosico? Rosico, certo. Perché lui era roba nostra. Ed ora è roba loro. Niente di più normale, no?

Sperando che l’Inter riesca nell’impresa di non perdere coi coreani nella semifinale di Coppa Intercontinentale, adesso veniamo alle inseguitrici. Su tutte, oggi, la Gggiuventus. Che stende la Lazio all’ultimo istante e la raggiunge al secondo posto. Pare che abbiano meritato, i bianconeri. Anche se l’autogol di Muslera al novantaquattresimo è da comiche. Sì, lo so, sui tabellini scrivono “gol di Krasic”. Ma lo sapete tutti meglio di me che quello non è un gol. Il biondone l’ha buttata là come ha potuto, e la palla avrebbe viaggiato bella parallela alla linea di porta fino a chissà dove, se lo pseudo-portiere della Lazie non c’avrebbe messo la manona. Comunque, meglio così. Magari la Juve riesce davvero a dare un po’ di pepe al campionato. Non ci credete, eh? No, in effetti neanch’io. Eppure.

Bene che il Napoli abbia sbancato Marassi, poi: oramai nessuno, sotto il Vesuvio, pensa che la prospettiva di vincere lo scudetto sia meno probabile di liberarsi una volta per tutti del problema dei rifiuti. Forse il Cavaliere arriverebbe addirittura a barattare il primo posto del Milan, in cambio di un po’ di tranquillità concessa dai napoletani. Chi la tranquillità non sa proprio dove sta di casa, invece, è la Maggica. Vince con un gol in netto fuorigioco, di quelli che quando si verificano a parti invertite fanno scattare interrogazioni parlamentari, rapimenti ai danni di figli di dirigenti della Federcalcio e minacce di darsi fuoco davanti al Colosseo da parte di qualche capo ultrà. Poi Ranieri sbotta, si incazza con Sky, si incazza con Pizzarro, si incazza con la società, si incazza con tutti. E sabato si va a San Siro, a sfidare la lepre rossa e nera. Fateci divertire, vi prego. Se proprio dovete farvele dare da Ibra, almeno mandate avanti Burdisso. Non dubito che avrebbe parecchie cose da dirgli.

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Sotto un’altra, l’IbraMilan è spietato. Con due gol inventati dallo svedese e uno regalato dagli avversari, la squadra di Allegri sbriciola il Brescia che non troppo tempo fa sullo stesso campo aveva rischiato di far saltare il banco contro l’Inter e continua la sua corsa, presumo inarrestabile, verso lo scudetto. Non è una notizia, e difficilmente le cose cambieranno da qui all’inizio di febbraio, quando comincerà ad aleggiare sul campionato lo spettro degli ottavi di Champions League. Fino ad allora, io dico, il Milan filerà come un treno. Salvo, ovvio, che non si ritrovi a dover fare a meno per qualche motivo di Zlatan. A quel punto se la dovrebbe giocare anche col Cagliari, chiaro.

 

La Lazio che stende l’Inter fa appena poco più notizia. Ormai ad Appiano Gentile non si parlava d’altro che di Coppa Intercontinentale già da una settimana, e una squadra ancora malmessa come quella uscita vincitrice dalla gara contro il Parma non poteva permettersi nessun calo di concentrazione di sorta, se voleva evitare brutte figure a Roma. Poi, pare che la Lazio abbia giocato bene, al di là del gol di fianco di Biava e del tre a uno arrivato a tempo quasi scaduto. Curioso che il giorno dopo la stampa sia tornata alla sua attività preferita degli ultimi tempi, cioè scavare la fossa al povero pacioccone Benitez, dopo una manciata di giorni spesa a spiegare come probabilmente la stagione dell’Inter stesse vivendo una svolta, ovviamente in positivo. Le copie da vendere, già. Comunque, lo strazio di questo primo scorcio di campionato, per i tifosi interisti è finito. Adesso vedremo come va ad Abu Dhabi. Dopo lo schiaffo del Pallone d’Oro – ingiustificabile estromettere Sneijder, che pure non meritava la vittoria finale, dai primi tre, e ancor di più Milito dai primi ventitre – perdere l’Intercontinentale sarebbe il modo migliore per dimenticare del tutto il sapore dolce della notte di Madrid.

 

Zitta zitta, invece, la Juventus impiegatizia di Del Neri se ne sta lì, terza a tre punti dalla Lazio, che prima o poi salterà, e a sei dal Milan, a cui s’è permessa di infliggere l’ultima sconfitta in ordine di tempo di questa stagione. I tifosi bianconeri, non lo neghino, ci credono, dimenticando con chi gioca (e con chi non gioca più) Ibrahimovic da ormai qualche anno a questa parte e di scorrere con attenzione i nomi della propria rosa. Però la squadra funziona, non c’è che dire, s’è liberata disinvoltamente della Europa League e adesso potrà pensare solo al campionato e a quello che realisticamente resta il suo obiettivo principale della stagione, ossia la Coppa Italia. Fossi in loro, negli juventini, un pensierino ce lo farei. Ricominciare a vincere qualcosa, anche così insignificante, potrebbe essere una buona iniezione di fiducia per il futuro.

 

Il Nappule che vince all’ultimo istante, poi, è da melodramma. Ho sentito tutto il secondo tempo in radio tornando in macchina da Orte, ieri, e i commenti dei cronisti erano davvero fantastici. Il radiocronista vero e proprio non azzeccava un nome, continuando a confondere Cavani con Aronica e Gargano con Pazienza, mentre l’opinionista, con la sua chiara cadenza partenopea, ricamava svolazzi sull’uruguagio capellone e non si stancava di ricordare quanto il Napoli, al netto di tutto, meritasse il vantaggio. Impareggiabili (no, non farò i nomi, che non conta).

E la Roma? Niente di nuovo, pure qui. Va avanti di due gol, si fa raggiungere, va in crisi di nervi e finisce in dieci. Si mangeranno le mani, i giallorossi, perché questo poteva davvero essere l’anno buono. E chissà se prima o poi potrò scrivere qualcosa di diverso: qua comincio ad annoiarmi.

 

 

 

 

 

 

 

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