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Archive for ottobre 2010

Se adesso segna anche Robinho allora vuol dire che al Milan lo scudetto non glielo toglie nessuno. Il calcio è strano. A leggere le cronache pare che Pato, il giocatore che in teoria dovrebbe reggere le sorti della squadra rossonera insieme all’infinito Ibra, quello che solo una settimana fa faceva gol a raffica e tagliava le difese avversarie come burro, sia in caduta libera. Mentre l’altro brasiliano, la foca monaca con la faccia da bambino, è sugli scudi. A Pato, dicono, è stata fatale la prova di immaturità al Bernabeu, uno stadio dove Robinho ha giocato per un bel po’ da padrone di casa. Sarà. Quel che è certo è che la classifica sorride a entrambi e ai loro compagni del Milan. Proprio nel giorno in cui Fini è tornato a minacciare nemmeno troppo velatamente di far cadere il governo, un’iniezione di pubblico credito del genere per il signor B ci voleva. Chiaramente tutti si aspettavano molto di più dal Napoli dell’osannato Cavani. Ma forse anche questo è un buon segno per il Cavaliere, che ha promesso di risolvere la questione rifiuti con uno dei suoi soliti colpi di bacchetta magica entro l’inizio della prossima settimana. All’intervallo, Napoli-Berlusconi 0-1. Vedremo al novantesimo.

 

Poi, anzi prima, ancora la Lazio. Che vince con merito e fortuna contro il Cagliari indisciplinato di Bisoli, continua il suo volo e guadagna altri due punti sui sempre più sconsolati cugini giallorossi. Come darei per vivere ancora a Roma, in questo periodo. Per entrare nei bar e stare a sentire con chi se la prendono, adesso, i tifosi, se ce l’hanno più con Ranieri o con la società, più coi giocatori o con gli arbitri, se c’è qualcuno che s’azzarda addirittura a lamentarsi di Francesco (che lo chiamano così, Totti, nei bar di Roma). Grande popolo, non si potrebbe star senza. Ma intanto, dalle campagne, i laziali sono pronti a invadere l’Urbe per il derby della verità. Mancano solo un par de settimane, eh.

 

Lazio prima, dunque, Milan secondo, Inter terza. Hanno faticato parecchio, i campioni d’Italia e di tutto, contro la Sampdoria. Da qualche parte ho sentito dire che la squadra di Benitez avrebbe giocato benissimo. Falso. Ma proprio falso falso. Incredibile quanto vogliano far passare per opinabile il calcio, questi giornalisti sedicenti esperti. Il calcio non è opinabile. Forse (ma forse) non è nemmeno una scienza esatta (se segna Robinho, d’altronde…), ma non è che se io vedo la partita in un modo e tu in un altro allora abbiamo ragione tutti e due. Semplicemente, c’è qualcuno che l’ha vista male. E spesso, quando si tratta di giornalisti, in mala fede. Comunque, l’Inter non ha giocato né benissimo né bene. Diciamo benino. Avete presente il Barcellona? Ecco, come il Barcellona ma a un decimo della velocità del Barcellona, e costruendo un decimo delle occasioni da gol che costruisce in una partita il Barcellona. A queste condizioni, quasi meglio il catenaccio infinito della Samp, che quando ripartiva con Cassano dava sempre – sempre – l’impressione di poter segnare. Certo, sul gol di Guberti il fallo dello stesso Cassano c’era. Ma Chivu, dico io, Chivu. E Coutinho? Migliora un po’, ma sarà pronto tra non meno di due anni. Cerca sempre il numero e spesso lo trova, solo che poi non gli riesce mai, o quasi mai, l’ultimo colpo: tira male, e spesso passa male. Non poco, per una punta.

 

Last but not least, Krasic. Che altro posso aggiungere, dopo due giorni di gogna? Il paragone con Nedved l’hanno già fatto in tanti. Io l’avevo già evocato una settimana fa, dopo il tuffo col Lecce. Ora se ne accorgono anche gli altri. Ma forse è una questione principalmente estetica, stavo pensando. Con quel caschetto biondo biondo, il volo d’angelo in piena area avversaria gli viene maledettamente bene. Deve essere più forte di lui, la tentazione. Comunque, non colpevolizziamolo. E non sto scherzando. La squalifica è giusta, perché la simulazione è stata clamorosa, ma da che mondo è mondo nel calcio gli attaccanti ogni tanto si buttano. Peccato che si perderà Milan-Juve, certo. Ma tranquilli, juventini, il prode Pepe non lo farà rimpiangere. Magari mettetegli una parrucca bionda in testa, questo sì.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Por un beso del Flaco

Una di quelle giornate noiose in cui tutte quelle che devono vincere vincono, dopo le quali, almeno in classifica, non cambia niente o quasi. Ha vinto il Milan e ha vinto l’Inter, ha vinto la Juve e ha vinto la Roma. Soprattutto ha vinto la Lazio, che rimane capolista solitaria trascinata da Hernanes e continua a godersi l’abisso che la separa ancora dai cugini giallorossi. La domanda, ora, non è quanto durerà lassù la squadra di Reja. Ma piuttosto, dove riuscirà ad arrivare alla fine del campionato? Con ogni probabilità più in alto di un anno fa, ma ancora è così presto. Comunque, per adesso la gloria è tutta loro. Vincere a Bari, ancorché al termine di una gara equilibrata, non è mai facile. E il derby si avvicina sempre di più.

 

Dietro i biancoazzurri, le milanesi. Il Milan di Pato, innanzitutto, che si sbarazza del Chievo con più patemi di quel che non dica il punteggio e si regge imprescindibilmente sulle gambe svelte e delicate del brasiliano e su quelle da molosso di Ibra. A tal proposito, mi sorprendo sempre a leggere i resoconti e i commenti della stampa sportiva. Non uno che abbia sottolineato quanta farina del sacco di Sorrentino c’è nei gol rossoneri, specie i primi due. Sulla Gazzetta sono riusciti a dargli 6,5. Il guaio è che da certe parti ormai sembra che conti di più la bella calligrafia (e la capacità da p.r.) che la competenza. E vabbuò. Detto questo, al Milan domani tocca Mou. Immagino proprio che ci sarà da divertirsi.

 

Quelli che si divertiranno poco quest’anno, invece, mi sa proprio che sono i tifosi interisti. Al di là della prodezza di Eto’o che ha permesso ai nerazzurri di sbancare Cagliari, la squadra di Benitez si presenta all’approccio con la prima fase veramente calda della stagione in condizioni davvero poco invidiabili. È tutto un insieme di fattori: psicologici, fisici, estetici, politici. Sembra che l’Inter abbia perso mordente, che i suoi calciatori più forti non reggano più a livello nervoso e muscolare, i ricambi sono scadenti e i sorrisi smarriti da un bel pezzo. Non è colpa sua se quando mancano Milito e Pandev quest’anno giocano Biabiany e Coutinho, mica Balotelli, ma l’impressione è che il pacioccone spagnolo non abbia preso nemmeno uno spicchio del posto che occupava Mourinho nel cuore di Moratti. Altro che quaresmate, insomma. Qui, se non succede qualcosa presto (tipo un derby vinto di prepotenza, per esempio) va a finire che il petrolBauscia già comincia a tessere la tela per portare a Milano fin dall’anno prossimo qualche suo pupillo vero. In panchina. Lasciamo stare Messi, però, quello all’Inter non serve. Sotto sotto lo pensa anche Benitez, ma scommetto che questo a Moratti non glielo va a dire.

 

Quindi la Juve, che asfalta il Lecce anche con l’ausilio di uno di quei bei rigoretti vecchia maniera (chi è che diceva che Krasic somiglia a Nedved? Forse sto cominciando a ricredermi) e festeggia l’ennesimo bel golletto di Del Piero, che se non ho capito male è diventato il miglior marcatore bianconero di sempre. Qualcuno, piuttosto, dovrà spiegarmi perché il rigore ieri l’ha tirato Felipe Melo. Chi se la sente?

 

Infine, più che sui prevedibili tre punti della Roma col Genoa e sulla rocambolesca vittoria della Samp con la povera Fiorentina, vorrei spendere due parole sul Palermo. In attesa che Miccoli faccia pace con i suoi muscoli e Hernandez con la sua carta d’identità, i rosanero danno spettacolo con un tridente da applausi. Prendete Pinilla, cileno con le spalle larghe e i piedi nobili, che era arrivato per non giocare mai e invece gioca eccome, e segna e fa segnare e tiene su la squadra da solo. Prendete Ilicic, pescato quasi alla cieca ai piedi delle Alpi slovene a estate quasi finita, che regala missili, finte di corpo e colpi di tacco manco fosse Kakà. E prendete Pastore, semplicemente sublime. Uno dei giocatori più forti che abbia mai visto in vita mia. El Flaco è il calcio del presente e del futuro, e che fortuna poterselo ammirare ogni domenica almeno finché non se lo porteranno via il Barça o il Real. Chi ancora non l’abbia capito, si sbrighi a recuperare il tempo perduto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lazio-Roma, testa-coda. E chi l'avrebbe detto?

Lazio prima da sola, Roma penultima, anche se sono passate solo sei giornate fa un certo effetto. Adesso ci sono quindici giorni per rosicare o entusiasmarsi, nella Capitale, ma già in molti si saranno messi a fare il conto alla rovescia per il 7 novembre: a quel punto il derby, come sempre, segnerà il primo punto di non ritorno dell’intera stagione. Ieri la Lazio ha vinto, come avrebbe dovuto fare considerando che giocava in casa col Brescia, ma ha vinto soffrendo. D’altra parte un anno fa quella partita ben che vada l’avrebbe pareggiata, quindi l’entusiasmo è più che giustificato. E accresciuto dalla caduta libera dei cuggini giallorossi, che se non fosse stato per il regalo di Lucio e dell’Inter di una settimana fa a questo punto sarebbero ultimissimi in solitaria con tre-punti-tre in sei partite. Ieri, forse, la Roma manco meritava di perdere. Ma i numeri sono impietosi. Poco da aggiungere, purtroppo, per ora.

Poi c’è Ibra, che incappa in una di quelle serate in cui prende a pallonate il portiere avversario (e sì che il Tardini è il campo in cui risolse epicamente uno scudetto con una formidabile ultima mezz’ora da zoppo, tre anni fa) e ci ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che il Milan senza di lui non saprebbe che pesci pigliare. E il gol di Pirlo, chiederete voi. Già, il gol di Pirlo. Il ragazzo ha tirato da così lontano che le telecamere non l’hanno nemmeno inquadrato, al momento dello sparo. Forse Mirante seguiva la partita su un monitor, e non s’è reso conto neanche lui, o forse si stava contando i lividi delle sassate di Zlatan. Comunque, il Milan vince con merito a Parma e raggiunge l’Inter al secondo posto, rodendogli cinque punti in due partite. Dietro lo svedese ci sarà pure poca roba, ma finché lui c’è questi non si schiodano da quei lidi, vedrete.

A mettere di nuovo al tappeto la Roma, ieri, c’ha pensato il Napoli, che ridendo e scherzando è arrivato lassù, a braccetto con le milanesi, e per la prima volta in non so più quanti anni sembra voler fare sul serio. Prendiamoci ancora un po’ di tempo, perché tra difesa e centrocampo la squadra di Mazzarri mi sembra avere più di una lacuna, ma certe volte l’euforia può più della qualità. Ne riparleremo. Come riparleremo, a lungo, del Palermo di Pastore, che ci farà divertire davvero.

Infine, Inter-Juve. L’ho lasciata per ultima perché essendo il big match della giornata, e storicamente quello del campionato, ho pensato di raccontarla con i voti – un’eccezione che si ripeterà ancora qualche volta nel corso della stagione. Sulla partita in sé, poco da dire. Brutta, movimentata, un po’ triste. Chi parla di spettacolo è un venditore di fumo. Il calcio è altra cosa.

INTER

JULIO CESAR 6,5 – Esce a sbrogliare situazioni intricate quando piovono corner su corner a metà del primo tempo, si allunga su un traversone sbagliato di Krasic che stava finendo in porta, para su Quagliarella, ma lì è lo juventino che se lo mangia.

MAICON 6 – Meglio che le ultime volte. Sale di più, attacca con più convinzione, sulla fascia va più d’accordo con Coutinho che con Biabiany, forse per motivi etnici. Quando calcia malamente l’ultimo calcio d’angolo, allo scadere, mio padre sentenzia (in perugino, ma qui traduco): “Date retta. Questo vuole andar via”.

CHIVU 5 – L’anello debole, come sempre. Krasic lo salta senza nemmeno guardarlo – d’altronde non credo che Krasic abbia mai guardato in faccia un avversario, nella sua vita -, lui gli mena, s’incazza, sbaglia pure i falli laterali. Meno peggio da libero, e questo, confesso, non l’avrei detto: ecco il perché del mezzo voto in più.

LUCIO 5 – Quando la Juve ha un’occasione c’è sempre di mezzo il suo zampino. O liscia, o s’addormenta, o sbaglia il tempo. Poi fa un anticipo spettacolare, sgroppa, e lo stadio gli dedica un’ovazione. Ma se i tifosi da stadio capissero qualcosa di calcio la partita la vedrebbero da casa. Va beh.

CORDOBA 7 – È ancora il migliore difensore dell’Inter. Impeccabile o quasi, ieri, poi si fa male. Speriamo poco male.

CAMBIASSO 6,5 – In lenta crescita. Un po’ timido al momento di concludere o rifinire, ma corre di più e meglio rispetto alle prime giornate, e in fase di interdizione comincia a carburare. Vintage.

STANKOVIC 5 – La prima mezz’ora è accettabile. Corre, come sempre, e azzecca anche due o tre aperture. Poi comincia a sbagliare e non smette più. A metà secondo tempo è comico: litiga col pallone sulla tre quarti, gira su stesso, inciampa e forse va a morire mentre Quagliarella parte in solitaria verso Julio Cesar. Poi replica un altro paio di volte. E la stampa, cieca o corrotta, lo adora.

BIABIANY 5 – Fa tenerezza. Finché è in campo non la vede mai, poi gli sparano una ginocchiata sulla coscia – noi a Perugia diciamo un “fagiolo” – e deve uscire. Di solito in Serie A serve molto di più. Ma il suo passato nella banlieu parigina lo redime a prescindere.

SNEIJDER 6 – Si impegna, corre, sbuffa. Ma sbaglia troppi passaggi, per essere Sneijder. Se non si rimette in fretta il Pallone d’Oro non glielo danno. Qualcuno dovrà dirglielo.

COUTINHO 6,5 – Avete presente quei ragazzini degli allievi convocati in extremis in prima squadra per ovviare all’assenza di troppi vecchi marpioni di seconda categoria? Ecco, Coutinho è così. Però ieri ha fatto intravedere qualcosa di buono, anche se un paio di controlli sbagliati in area gridano ancora vendetta. Comunque, più gioca più rischia di bruciarsi. Io l’ho detto.

ETO’O 6,5 – Per un’ora va che è una bellezza. Meglio da slalomista che di sponda, ma l’impressione è che se avesse potuto continuare a giocare da centravanti almeno un golletto all’imberbe Bonucci glielo avrebbe fatto. Poi si sgonfia, stanco per il tanto sgommare.

SANTON 6 – Non male. Affronta Krasic con più piglio di Chivu, e non soffre quasi mai. Non è un fenomeno, ma se sta bene da terzino è mille volte del romeno.

MILITO 4 – Imbarazzante. Forse è solo un problema fisico, ma così è un dramma. Se c’è lui l’Inter gioca con uno in meno. Non si muove, non la prende di testa, non chiude i triangoli. E quando è solo davanti alla porta, calcia fuori. Che si riprenda presto. O verrà a tutti il dubbio che abbia grippato irreversibilmente. Ieri, per la cronaca, anestetizza la manovra dell’Inter, che con Eto’O centravanti probabilmente avrebbe vinto sotto gamba. Doveva andar via (ma la Curva, eh, la Curva…).

JUVENTUS

STORARI 6,5 – Sicuro nelle uscite, meno nel controllo della zazzera. Maicon gli spara addosso da un metro, e lui non deve far altro che evitare di smaterializzarsi. Buon portiere.

GRYGERA 5,5 – Soffre Coutinho, soffre Eto’O, soffre tutti. Alla fine in un modo o nell’altro riesce spesso a rimediare, con quella sua caparbietà mitteleuropea che gli ha fatto fare una carriera al di sopra delle sue possibilità. Begli occhi.

DE CEGLIE 6 – Non soffre Biabiany, ma lo abbatte lo stesso con una ginocchiata sulla coscia. Poi, forse pentito, fa in modo di farsi male ed esce all’intervallo. Un giocatore da Cesena.

CHIELLINI 6,5 – Finché c’è Eto’O non ha di che star tranquillo, anche perché Bonucci è un disastro. Poi arriva la controfigura di Milito, e le cose migliorano. Granitico forse no, ma senza di lui di che Juve staremmo a parlare?

BONUCCI 4,5 – A me il ragazzo è simpatico. È cresciuto nell’Inter, lo scorso anno era mio al fantacalcio, e anche se è di Viterbo magari è uno dei due o tre viterbesi non fascisti. Ma, come avevo capito vedendolo giocare col Bari e con la nazionale, è piuttosto scarso. Lo saltano sempre. La prende di testa, sì, ma per il resto non ci siamo proprio. Magari migliora, per carità. Ma più di tanto no, secondo me.

FELIPE MELO 6,5 – M’è piaciuto. Pochi fronzoli, poche legnate, pochi isterismi. Certo, se avessi Sissoko farei giocare Sissoko, ma il Melo di ieri merita fiducia.

AQUILANI 6 – Per essere Aquilani, cioè una specie di vacca sacra in tenuta da calcio, gran partita.

MARCHISIO S.V. – No, ci deve essere un errore. Mica ha giocato Marchisio. Quel Marchisio, intendete? No, non c’era. Davvero.

KRASIC 6 – La seconda metà del primo tempo la gioca da solo contro l’Inter, e basta per metterla in difficoltà. Fissa negli occhi ogni stelo d’erba, conta con precisione estrema i giri del pallone, poi, quando intravede la riga bianca del fondo un paio di metri davanti a sé, la mette in mezzo. Una volta, non volendo, quasi ci segna. Nella ripresa si ritira a vita monacale. Solo a un certo punto rimette la marcia alta e taglia in diagonale verso l’esterno, per poi sparare con media violenza verso i guantoni di Julio Cesar. Certo, è il più pericoloso dei suoi. Ma a me quelli così, oh, non piacciono.

IAQUINTA 5 – Fa un po’ pena. Quando prova la sforbiciata quasi dalla bandierina, fa un po’ pena. È che questo si crede Pelè, e invece è un (un tempo onesto, ora un po’ meno) faticatore dell’area di rigore avversaria. Non ne azzecca mezza.

QUAGLIARELLA 5 – Dà i primi segni di vita sul finire del primo tempo. Nella ripresa tira tre volte. Le prime due cadendo, come suo solito, e a palombella, come suo solito, e senza pericolo per la porta avversaria, come suo solito. La terza volta fa un passaggio a Julio Cesar da tre metri, nell’unica vera occasione della partita della Juve. Meglio così.

MOTTA 6 – Con lui Eto’O si diverte un paio di volte e basta, poi finisce la benzina. Vita più facile, quindi.

DEL PIERO S.V. – Perché infierire su questo vecchio? Non lo farò.

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