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Archive for settembre 2010

Lo skyline di Malmoe.

Non li si può lasciare un attimo da soli che questi prendono e perdono la loro prima partita di campionato. «El Inter de Milan perdió en Roma», scriveva domenica mattina El País. Era l’ultima frase di un minuscolo articolo che trovava spazio tra i mille pezzi dedicati alla vittoria del Barça e al pareggio del Real del giorno prima che riempivano tutta la sezione sportiva del giornale. Azzannando il mio ottimo croissant e sorseggiando il mio pessimo cafè con leche a un tavolino metallizzato che dal marciapiede lungo l’avinguda del Paral-lel su cui era piantato rispecchiava tutto il sole di Barcellona, quindi, scoprivo che l’Inter aveva perdido a Roma, ma non potevo sapere né quanto né come. C’avrebbe pensato mio fratello via sms (non uno, quattro), qualche minuto più tardi, a confermare quella che era già la mia ipotesi: 1-0, massimo 2-1, brutta partita e umori in caduta libera. Una riga sopra la mezza riga occupata dall’equivalente delle sei pagine della Gazzetta dello Sport che avrei voluto leggere sull’argomento Inter, una riga e mezza spiegava che il Milan Ac aveva vinto 1-0 col Genoa grazie a un gol di Ibrahimovic, che qualche ora più tardi avrei scoperto essere un vecchio conoscente («beh, ci incontravamo nei corridoi della scuola») di una ragazza ungaro-svedese che otto anni fa era stata molto amica della mia coinquilina e abbastanza amica mia di rimbalzo. Il buffo è che otto (o forse sei) anni fa sempre a Barcellona conobbi un uruguagio-svedese che sosteneva di conoscere Zlatan per averci giocato da bambino in qualche campetto spelacchiato di Malmoe. In ogni caso, anche la ungaro-svedese era di Malmoe, per cui, perché no, poteva essere che mezza Barcellona avesse incrociato il destino di Ibrahimovic, e non per la sua fugace apparizione nel Dream Team di Pepe Guardiola. Divertente.

Ma il campionato? Come avrete capito, non sono il più titolato a parlare del campionato, questa settimana. Ho letto i giornali su internet, certo, ho visto gli high-lights su YouTube, ma più di tanto non posso dire – per il momento faccio ancora parte di quella marginale categoria di giornalisti che scrivono di qualcosa solo se ne sanno qualcosa. Però voglio spendere una manciata di parole su Krasic, perché ha tutta l’aria di essere destinato a diventare uno dei tormentoni di questo blog. Domenica ne ha fatti tre al Cagliari, e tutti i commentatori non la smettono più di paragonarlo a Nedved e a incensarlo come se fosse il faro che illuminerà la stagione della Juventus. Ma io su di lui ho già detto tutto, e sottoscrivo il tutto che ho già detto. Biondo è biondo, per correre corre, ma una locomotiva bionda rimane sempre una locomotiva. E le locomotive, col pallone, mica ci sanno fare.

Su tutto il resto tornerò con maggiore cognizione di causa lunedì prossimo. Passo e chiudo.

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Nerone e la psico-Roma

Da fuoco a Roma. Vecchia passione dei romani.

Cinque sul Milan, sei sulla Juve, otto sulla Roma. I punti di vantaggio dell’Inter sulle sue potenziali avversarie nella lotta al titolo sono già quelli che uno potrebbe aspettarsi alla fine del campionato. E invece siamo alla quarta giornata. Non c’era da aspettarselo. Certo, è ancora presto per pensare che si tratti di verdetti definitivi. Magari domani l’Inter perde a Roma e il gap si ridimensiona notevolmente. Però che strano. E lo dico senza ironia: il pacioccone Benitez sembrava avere parecchi grattacapi da risolvere col giocattolo perfetto – nel suo modo esasperato e violento di essere perfetto – lasciatogli in eredità da Mourinho, ma le ultime due partite dell’Inter raccontano di una squadra che comincia ad avere una fisionomia diversa, eppure efficace, da quella che quattro mesi fa ha coronato con la vittoria della Champions al Bernabeu il suo storico Triplete. È presto, prestissimo, ma il tecnico spagnolo dà l’impressione di aver dato la sua impronta, e questo, al di là di tutto, era il terreno su cui lo volevano vedere cimentarsi un po’ tutti. Quattro a zero al Bari non è roba da poco, e la qualità del gioco è stata decisamente buona. Andiamoci piano con i trionfalismi su Eto’o, però il camerunense sta senza dubbio attraversando il suo miglior periodo da quando è in Italia. Milito, poi, s’è sbloccato, anche se ancora è solo lontano parente del Principe della stagione scorsa. Insomma, la strada sembra quella giusta.

Non si può dire lo stesso per il Milan. Che continua a non vincere – in campionato non l’ha più fatto dopo la scorpacciata col Lecce alla prima giornata – e continua a non convincere. Ibra ha segnato un gran bel gol, potenza, velocità e tecnica, come da par suo, ma per il resto mi sa che s’è visto poco di buono. Dietro i rossoneri continuano ad essere imbarazzanti, e stavolta c’erano Nesta e Thiago Silva insieme, due che a quanto pare dovrebbero costituire una diga quasi insormontabile per chiunque. Piuttosto, questo Hernanes non sembra affatto male. Lo vedi che caracolla stancamente per il campo senza nessuna apparente intenzione di versare anche una sola goccia di sudore, poi gli arriva la palla e s’accende come un robottino, ne scarta uno, ne scarta due, va pure veloce, e la passa deliziosamente o la spara contro la porta avversaria. Da tenere d’occhio.

La povera Juve di ieri, invece, si è scontrata contro uno dei giocatori più forti della Serie A, Javier Pastore detto el Flaco, che l’ha costretta a specchiarsi nelle proprie inestinguibili carenze tecniche. Tra tutte le cosiddette big la squadra bianconera è quella che mi stupisce di meno: prima o poi sarà un po’ più continua di così, ma mica lo so se riesce a centrare l’ingresso tra le prime quattro. Voi che dite?

Infine la psico-Roma. Ok, l’arbitro è stato pessimo. Il fallo di Mexes che è costato il rigore a favore del Brescia e l’espulsione del difensore francese non c’era, mentre il fallo di mano di Hatemaj sul due a zero era netto. Da parte mia, il grappolo di rigori reclamato da Borriello credo non ci fosse (della serie strattona tu che strattono anch’io), mentre ho letto che l’impresentabile Rosi doveva essere espulso per un brutto fallo a centrocampo. Ma quel che voglio dire è che anche se gli episodi limpidamente penalizzanti per la Roma fossero stati venti, la reazione dei dirigenti sarebbe stata inaccettabile. Siamo alla quarta giornata, la squadra sta facendo pietà, fin’ora non si può lamentare di nessun torto arbitrale. Poi basta una partita malandata e questi scatenano il finimondo. Quest’animo da incendiari dei romanisti gli impedirà sempre di fare il salto di qualità, mi dispiace. Questo amplificare, enfatizzare tutto fino allo spasmo, queste sceneggiate, queste crisi di nervi (Mexes è da ricovero, e non da l’altro ieri), alla Roma fanno solo male. Ma tanto mica lo capiscono. Peccato, perché si tratta di una squadra storicamente simpatica e che a quanto pare da recenti sondaggi vanta una tifoseria (non organizzata, quella non fa testo) decisamente sbilanciata a sinistra. Io ho l’impressione che i romani e i romanisti preferiscano buttarla in caciara che vincere. L’alibi alla gloria. La rivendicazione all’esultanza. Intanto speriamo che non caccino il povero Ranieri. Chi ci mette al posto suo, Unicredit? Profumo? Ma quello è interista…

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Quella volta a Cesena

Il Cesena 1988/89.

Quella volta a Cesena avevo dieci anni. Arrivammo col Ducato bianco di mio padre, pieno di gente e roba da mangiare, arrivammo tardi e parcheggiammo lontano dallo stadio. Quando finalmente riuscimmo a entrare gli spalti erano pieni zeppi, e fummo costretti a immaginarci la partita in piedi da dietro una selva di teste, con l’anello superiore che già di per sé impallava buona parte della visuale. Bianchi, autogol, Gelain, ricordo tutto. L’Inter vinse 2-1 e poche settimane dopo vinse anche lo scudetto, quello dei record. Anno di grazia 1989, santo cielo. Adesso il Cesena è capolista, e anche se tre giornate di campionato sono poco più di niente nessuno a guardare il calendario dei romagnoli prima del via avrebbe mai pensato che una cosa del genere potesse essere possibile. Tanto di cappello a Bogdani, Giaccherini e gli altri: non durerà, ma magari va a finire che riescono a salvarsi.

L’altra capolista è l’Inter, e qui c’è poco da stupirsi. Pare che quella di ieri a Palermo sia stata una bella vittoria, resta il fatto che dietro la squadra di Benitez ancora balla parecchio, che gli argentini non carburano e gente tipo Chivu non dovrebbe permettersi nemmeno di giocarci a Pro Evolution Soccer, con l’Inter. Detto questo, i quindici rigori reclamati da quello squilibrato di Zamparini non c’erano, ed Eto’o ha fatto un gran bel gol, il primo. Quanto al Palermo, Pastore è incantevole, ma per il momento non può bastare. Quanto durerà, ancora, Delio Rossi?

Poi la Juve. Che esagera: quattro a zero a un’Udinese triste e in piena sindrome d’accerchiamento. Il fallo da ultimo uomo di Chiellini su Sanchez era a dir poco solare, è vero, ma ancora è presto anche per elaborare teorie del complottismo. Piuttosto, dicono che Krasic abbia giocato come un iradiddio. Io continuo a pensare che sia un giocatore modesto. Potente, veloce, scarso da morire coi piedi: a un certo punto in tv hanno mostrato un contropiede in cui è ripartito palla al piede centralmente. Rare volte mi è capitato di vedere un giocatore di Serie A così goffo nel trattare il pallone. Ma mica mi voglio accanire. E poi l’avevo detto che la Juve vinceva, ieri. Per la legge dei grandi numeri? Anche, certo.

Capitolo Milan. Ibralandia per il momento non funziona. Pato, come sempre, è già rotto, la difesa è debole e il centrocampo spompato – Boateng è bravino, ma gli altri non ce la fanno più a correr dietro agli avversari. Lavori in corso, fa sapere Allegri, e non poteva essere altrimenti. E mercoledì i rossoneri si fanno il primo giretto dell’anno nella capitale, a trovare una Lazio alquanto in palla. Partita divertente, immagino.

E chiudiamo con l’altra sponda capitolina, quella gialla e rossa. Dopo l’istrionica isteria di Ranieri di sabato, la Roma ieri doveva proprio vincere. Che figura ci fa, così, il tecnico testaccino? Ma i guai sono tanti, come gli infortuni: giocare con Rosi e Mexes in difesa comporta rischi notevoli, non ci vuole una laurea in pallonologia per capirlo, e Totti ormai dura poco più di mezz’ora a partita. Però dico daje, Maggica. Tanto appena vince due partite a Roma penseranno tutti di vincere lo scudetto. Non Totti, tutti. Già.

A presto, che mercoledì si rigioca.

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Tu sei la stella


Beh, è divertente. Leggere il livore sul suo volto mentre dice, tremolando un po’, che il Milan ha la sfortuna di incontrare troppo spesso sulla sua strada degli arbitri di sinistra è divertente. D’altronde lui ha comprato i pezzi grossi, e coi pezzi grossi vuole vincere sempre, e subito. Forse alla fine gli riuscirà davvero di vincere qualcosa, ma per il momento deve ingoiare amaro. Altro che Ibra e Robinho, la febbre del sabato sera l’altro ieri ce l’avevano Bogdani e Giaccherini, il colosso albanese e il mini-aretino. Certo, contro una difesa che schiera Abbiati, Bonera, Sokratis e Antonini (e poi anche Abate) non deve essere così difficile fare bella figura. Staremo a vedere, presidénte, ma intanto a farle riguadagnare qualche voto non ci riesce nemmeno Zlatan-hosempresognatodindossarequestamaglia. Che brutto periodo, vero?

Volendo sorvolare sulle genuflessioni mediatiche rivolte al B-pensiero (certo, la débacle di Cesena è colpa dell’arbitro), spendo giusto due parole sull’Inter. Che gioca male ma vince, come spesso succedeva con Mourinho, ma per adesso lo fa senza quell’aura di inevitabilità che accompagnava le vittorie dello scorso anno. Al pacioccone Benitez gli serve tempo, ovvio, e soprattutto ne serve al fin’ora poco principesco principe Milito, che sul campo cammina come uno zombie e che, lo sapete, a mio avviso quest’anno avrebbe dovuto indossare tutt’altra maglia. Migliorerà, certo, come migliorerà la condizione fisica di altri eroi del Triplete ancora a corto di carburante, tipo Cambiasso, tipo Maicon (lui s’è pure rotto), tipo Pandev. Poco da aggiungere, vedremo già domani in Champions se la pazienza necessaria sarà poca, tanta o più di tanta.

La Juventus, invece, continua a fare quel che può. E cioè poco. Prende un gol, fa un gol, ne fa un altro in fuori gioco, ne prende un altro, ne fa un altro in fuorigioco, ne prende un altro. È la mediocrità delneriana che si fa campo e risultato, non sorprendetevi: Marotta dice che l’obiettivo è il quarto posto, ma con tutti quei soldi spesi sul mercato si potevano comprare Ibra, Balotelli e Mascherano. Contenti loro (l’ho detto già?).

E la Roma? La Roma è tornata più isterica che mai, grazie al colpo di genio del re degli isterici, quel Burdisso pagato otto milioni otto dopo un tira e molla inspiegabile con l’Inter durato tutta l’estate. Dovrebbero dargli dieci giornate di squalifica, e per i giallorossi sarebbe una fortuna mica da niente. Nel frattempo si saranno ripresi da queste due sberle di inizio campionato, Ranieri non è un fuoriclasse ma nemmeno uno sprovveduto, e come è vero che qualcosa di marcio l’aveva subodorato è vero che saprà rimettere insieme i cocci presto. Almeno credo.

Sulle altre, cosa volete che si possa scrivere dopo due giornate? Poco, pochissimo. Gioca bene il Bari, gioca bene il Cagliari, gioca male la Fiorentina e gioca male il Genoa. Prevedibile, o almeno possibile: siamo agli albori della stagione, non sprechiamo troppe chiacchiere.

L’ultima cosa, piuttosto, la dovrò dire sullo sciopero indetto dall’assocalciatori per la quinta giornata, i prossimi 25 e 26 settembre. Chi grida allo scandalo capisce poco di calcio, e pure di diritto. Il contratto di un giocatore di pallone, ancorché invidiabile, è un contratto di lavoro come un altro, e perché mai questa gente dovrebbe accettare in silenzio delle modifiche unilaterali e peggiorative agli accordi che li legano alle società? Nel calcio c’è chi paga (troppo, ovvio) e chi viene pagato (troppo, ovvio), e quando a qualcuno le cose non stanno più bene è bene che inviti gli altri a sedersi a un tavolo e a cercare di trovare una soluzione che soddisfi, o non scontenti troppo, tutti. Le parole usate da Oddo saranno state infelici, è vero, ma la sostanza conta di più. E la sostanza dice che ogni lavoratore ha diritto di rivendicare i propri diritti. Nel merito, invece, non entro. Tanto alla fine non lo vuol sapere nessuno, perché scioperano, i giocatori. Conta solo la patetica immagine di sé che danno dicendo di sentirsi trattati come oggetti. O no?

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